PietĂ  per le Matricole

Storie di ordinaria follia nella vita di un giovane universitario come tanti
giovedì, 27 marzo 2008

AMICI X SEMPRE




"Tutti i libri del mondo non valgono un caffé con un amico". Questa frase, pronunciata dal "prof. Raz Degan "nel film "Centochiodi" di Ermanno Olmi potrebbe essere un sottotitolo ideale per questo post. Prima di tutto perchè è vera. Ma vi dirò di più: un caffè con un amico è più prezioso anche di una bella macchina o di un ricco conto in banca.  Dico questo senza timore di essere smentito, o di essere tacciato di "populismo" e "facile retorica". 

Questa non è una frase retorica, casomai è talmente ovvia da risultare banale.  In primis anche i ricchi, i vip, i milionari, hanno bisogno di qualche amico sincero. E' pur vero che essere tristi, e disperarsi, è molto diverso se lo fai sul sedile posteriore di una limousine o su quello di un'utilitaria da quattro soldi, ma è comunque innegabile che anche i ricchi abbiano bisogno di amici genuini: uno con cui sei cresciuto, che ti riporta alle tue radici e ti ricorda da dove vieni, perchè solo sapendo da dove vieni puoi farti un'idea di dove stai andando. E se gli amici sono il bene più prezioso cui possono ambire coloro che hanno già tanto, essi lo sono a maggior ragione per coloro che tanto non hanno.

Parlo di quelli, la maggior parte, che i loro sogni non li hanno mai realizzati, che non hanno mai sfondato, che per debolezza o inettitudine hanno finito col trascorrere gli anni in una sorta di ovattata mediocrità. E da un certo punto di vista ci siamo dentro tutti. Per tutti noi il fallimento è dietro l'angolo. Ma se abbiamo qualche amico, tutto questo passa in secondo piano. Io sono convinto che ogni essere umano sia, nel profondo, incredibilmente solo. Per questo motivo, abbiamo bisogno di condividere qualcosa con altri esseri umani come dell'aria che respiriamo. Sono sicuro che anche a voi è capitato di parlare a ruota libera, farneticare quasi, davanti a un amico. Dirgli tutto ciò che vi passa per la testa, solo perchè avete bisogno di condividere la vostra fragilità, le vostre debolezze. Perchè finalmente avete davanti qualcuno che vi ascolta, davanti al quale potete aprire il vostro cuore e confessare tutte le vostre paure.

Tutti invecchiamo e, lo ripeto, tutti falliamo, ma quei momenti che trascorriamo coi nostri simili, persone con cui abbiamo percorso un bel pezzo di strada assieme e che ci conoscono a fondo, bè, quei momenti sono impagabili. Pensateci, immaginatevi tra dieci anni, ricchi o poveri, mediocri o brillanti, che vi sedete al tavolo di un bar con un amico o un amica, davanti a voi un boccale di birra o qualunque altra cosa desideriate bere, e potete parlare con qualcuno che vi capisce, raccontargli le vostre paure e ascoltare le sue.

E' tutto qui il senso della vita: abitiamo questo pezzetto di mondo per portare avanti un compito, una missione, un futuro, e siamo circondati da persone come noi, con cui aiutarci a vicenda e sostenerci. E se vogliamo, in fondo basta volerlo, possiamo fare la storia, e insieme dare un senso a ciò che chiamiamo "vita".


P.S. Per chi non l'avesse capito, l'immagine in cima al post è una foto di scena tratta da un bellissimo film sull'amicizia: "Stand by me" di Rob Reiner


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categoria: vita, amici, amicizia, futuro, senso, birra, solidarietĂ , capirsi, bar , fallimento, ambizioni, sostegno


martedì, 18 marzo 2008

Life isn't a movie - Qui non è Hollywood



"Qui non e’ Hollywood" cantavano i Negrita in un disco di qualche anno fa. E avevano ragione. Una cosa che mi ha sempre fatto riflettere, in quanto appassionato di cinema, è il legame tra i film e la vita, e viceversa. Un film racconta la (o almeno una) vita, ma lo fa in una forma essenziale, condensata, buttando via pause inutili e tempi morti. Una volta si diceva che l'arte imitava la vita, ma negli ultimi decenni questa verità si è ribaltata, e tutti immaginano, - o meglio desiderano - che la loro vita sia un film. Ma il tonfo che accompagna il ritorno alla realtà è sempre doloroso e assordante. Viviamo sempre più di modelli cinematografici, ci atteggiamo a personaggi cinematografici, ma poi siamo incapaci di tornare "serenamente" alla realtà. Di rassegnarci al fatto che le nostre vite non sono film, e ciò che è peggio, nessuno sceneggiatore si sognerebbe mai di trasformarle in un film e nessun produttore ne acquisterebbe i diritti. Perchè? Il motivo è che sono noiose, prive di azione e di trama, senza dialoghi memorabili nè tantomeno colpi di scena. Sono normali vite ordinarie in cui tutto, o quasi, va esattamente come sospettavamo che sarebbe andato.

Anche a voi pare che la vostra vita sia un caotico guazzabuglio di eventi non legati da alcun filo conduttore? Anche voi avete l'impressione che le vostre giornate siano dominate da "tempi morti" e non da quella fluidità narrativa che caratterizza invece le vite patinate e scintillanti dei personaggi dei vostri film o serie tv preferite? Anche voi, quando parlate con qualcuno, rimanete delusi dal fatto che non riuscite a dire nessuna frase memorabile, che i vostri dialoghi non suonano particolarmente azzeccati e soprattutto non avete mai una replica pronta alle frecciate o commenti che vi vengono rivolti, salvo poi farvela venire in mente diverse ore più tardi?

Se ad almeno due di queste domande avete risposto sì, allora anche voi siete affetti dalla Sindrome da Eccessiva Esposizione a Prodotti Cinematografici o Televisivi. Insomma, è talmente tanto il tempo che passate a guardare film - e talmente forte l'investimento emotivo che ci mettete - che poi il ritorno alla realtà è sempre più deludente. Vorreste riuscire a comportarvi nella vita come i vostri eroi, ma ogni volta scoprite di non essere coraggiosi, brillanti o furbi come loro.


Vi sembra al contrario che nella vostra vita predominino momenti meschini o imbarazzanti che non entrerebbero mai in un film: quando a notte fonda vi mettete a ingozzarvi di Nutella o altre schifezze davanti alla tv, oppure quando vi fate mettere i piedi in testa dal datore di lavoro o dal tipo che vi passa davanti nella fila per il cinema, o quando vi umiliate davanti al fidanzato/a supplicandolo/a di perdonarvi anche se a guardar bene non avete fatto proprio niente di sbagliato. E gli esempi potrebbero continuare. E allora, la soluzione è innanzitutto convincervi che la vita non è un film, e poi mettervi in testa che per goderla al meglio dovete AGIRE (una cosa che tutti ripetono ma che pochi, davvero pochi badate, fanno), smettendola di cazzeggiare e facendo in modo che ogni momento sia ben speso. E vedrete che diventerete anche migliori dei vostri beniamini di celluloide.
postato da Basicgun alle ore 19:27 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: cinema, vita, speranze, glamour, coraggio, ricchezza, successo, bella vita, studios, ambizioni, hollywood


sabato, 15 marzo 2008

Il problema fondamentale



Il problema fondamentale è che sono pigro. Anche quando mi sono deciso a creare il mio blog, mi sono detto più volte "Ma a che serve un altro blog tra i milioni di blog che già esistono? E poi, pigro come sono, me ne stancherò dopo due giorni"...E infatti. Me ne sto già stancando. Le cose richiedono costanza, è un fatto insindacabile. Che sia curare una piantina che tieni sul davanzale o costruirti una carriera partendo dal niente, le cose richiedono costanza. E anche un blog, che sembra una cosa così "spontanea", buttata giù di getto, richiede alla radice un lavoro mentale, quasi intellettuale.

E in fondo è questo uno dei motivi per cui sono scettico di fronte ai milioni di blog che intasano la rete. C'è una contraddizione. Un blog non può essere troppo semplice, troppo "come viene", perchè a nessuno interessano le nostre beghe quotidiane. Quindi devi renderle interessanti, "imbellettarle". Sostanzialmente, devi dare alle cose un punto di vista originale, personale. Ma allora diventa un fatto quasi letterario. Però non è pura finzione, perchè altrimenti sarebbe un romanzo. E allora non si capisce la ragione per cui tutti hanno un blog: dev'essere legato al fatto che in Italia ci sono più scrittori che lettori.

Scrivere va di moda, non è più un'arte nobile, che richiede impegno e inventiva, è diventata per molti semplice sfogo narcisista con cui fingere che la propria vita sia talmente importante da interessare gli altri.Ormai la gente si autofinanzia la pubblicazione di un libro per regalarne copie agli amici e sentirsi importante. Ma che senso ha? Tra i libri, così come tra i blog, ce ne sono davvero pochi di interessanti, che hanno qualcosa da dire. Tutti gli altri, a partire da questo qui che state leggendo, sono inutili elucubrazioni di chi è troppo pigro (o troppo inetto) per creare un'opera letteraria ma anche abbastanza egocentrico per lasciarsi tentare dall'idea di spiattellare in faccia a milioni di internauti le proprie fisime e i propri pensierini della sera. E voi, che ne pensate? La vostra vita è un blog o il vostro blog è la vostra vita?
postato da Basicgun alle ore 15:29 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: libri, vita, moda, blog, storia, inutile, narrativa, successo, realtĂ , finzione